Svezzamento: quando iniziare e differenze tra “modelli” di svezzamento

La scoperta del cibo è una fase importante e delicata nella vita del bambino. Si tratta di un periodo di passaggio che dovrebbe essere intuitivo e naturale ma ci sono moltissimi fattori che non lo rendono tale. In primis le abitudini alimentari: molte persone mangiano in modo veloce, acquistano cibi pronti e hanno uno stile alimentare molto lontano dalle linee guida perciò è difficile, se non cambia lo stile di vita per l’intera famiglia, creare le basi per una corretta alimentazione per il bambino. Inoltre tra consigli di amiche, genitori, nonni, pediatri, nutrizionisti, internet, libri, i genitori sono spesso confusi e preoccupati su come destreggiarsi in tale passaggio. Spesso poi ci si approccia con una visione da adulti, dimenticando che il bambino ha diversi bisogni e fabbisogni. E da ultimo c’è anche confusione sui vari “modelli” di svezzamento (autosvezzamento, svezzamento naturale, svezzamento “tradizionale”) e non si sa da che parte iniziare. Succede quindi che le troppe informazioni invece che rassicurare creano più confusione.

Ogni percorso dovrebbe essere a sé, così com’è unico ogni bimbo e com’è unico il rapporto genitore-figlio.

Ci sono però delle indicazioni utili per tutti, ad esempio su quando è bene iniziare. Anche su questo purtroppo noto (da quello che mi raccontano le mamme partecipanti ai miei corsi) che i pediatri danno indicazioni molto diverse: c’è chi consiglia di iniziare già dai 4-4,5 mesi e chi verso 5,5-6 mesi, oppure ai 6 mesi con le pappe ma già dal quinto mese con la frutta, e via dicendo. In realtà le varie linee guida danno un’indicazione abbastanza univoca sul periodo di inizio, identificandolo attorno ai 6 mesi. Questo non significa che a 5 mesi inizio con la frutta, ma che qualsiasi proposta verrà fatta dai 6 mesi.

Le motivazioni fornite per uno svezzamento precoce sono svariate: il latte non è più sufficiente a soddisfare i fabbisogni, se il bambino pesa poco ha bisogno di anticipare l’introduzione del cibo, se il bimbo pesa tanto il latte non gli basterà, ecc. Ma niente di ciò ha senso, in quanto il latte è l’alimento più completo per il bambino per tutto il primo anno di vita, e solo dopo i 6 mesi vi è necessità di integrarlo con altri alimenti. Anticipando l’inserimento il bambino non sarà pronto e soprattutto l’intestino non sarà maturo per metabolizzare i nuovi alimenti, creando così le basi per future problematiche.
Inoltre i bimbi manifestano dei segnali importanti proprio in quel periodo con cui dimostrano di essere pronti ad iniziare: interesse per il cibo (diverso dalla fase orale), lo stare seduti con la schiena eretta senza appoggi e con la testa diritta (il cibo solido richiede una digestione più laboriosa rispetto al latte) e la perdita del riflesso di estrusione che indica che hanno coordinato la deglutizione. Notare questi segnali, rispettare i suoi tempi, aspettare il momento giusto senza forzare l’introduzione rende più semplice questa fase e meno a rischio di problematiche.

È importante anche fare chiarezza sui vari tipi di svezzamento, poiché circolano informazioni talvolta scorrette:

  • “tradizionale”: viene identificato con “tradizionale” quello con le pappe, spesso fatte di farine precotte e omogeneizzati, quindi alimenti industriali che di tradizionale han ben poco. A volte le indicazioni prevedono inserimenti dilazionati nel tempo, altre volte l’indicazione è più generica e viene lasciato inserire tutto e subito;
  • “naturale”: viene definito “naturale” se si sostituiscono i baby-food con pappe di cereali veri, alimenti veri e freschi e non  processati, evitando omogeneizzati o vasetti, e negli inserimenti si tiene maggiormente conto dei reali fabbisogni del bambino;
  • “autosvezzamento”: spesso erroneamente visto come il dare qualsiasi cosa mangino i genitori, in realtà significa fare in modo che il bambino si autogestisca e apprenda il processo del mangiare; si possono trovare versioni più “rigide” in cui si possono offrire solo alimenti della forma e dimensione che il bambino prende da sé, o versioni più flessibili in cui vengono dati ai bambini alimenti anche con il cucchiaio. Si tratta sempre di uno svezzamento che prevede solo alimenti veri e freschi, ed è fondamentale che i genitori abbiano delle buone abitudini alimentari e delle conoscenze base di alimentazione per sapere cosa proporre.

Un metodo non esclude l’altro poiché possono avere dei punti in comune e un approccio flessibile include un mix tra questi, in particolare tra uno svezzamento naturale e autosvezzamento.

Dopo tutto va ricordato che il termine più appropriato per questo periodo di transizione è “alimentazione complementare”, che esprime il concetto di “rendere complete” le sostanze nutritive fornite dal latte materno o artificiale dopo i 6 mesi, quando i fabbisogni aumentano, e che rende in maniera più chiara l’idea di introduzione graduale di cibi nuovi affiancando l’allattamento.

Se si tiene questo a mente il processo sarà sereno e al passo con le necessità del bambino.