Le feste sono spesso raccontate come un momento idilliaco in cui mangia senza pensieri (tanto “mi metterò a dieta dopo”), in cui tutto è permesso e ci si deve solo rilassare.
Eppure per tante persone il rapporto con il cibo in questo periodo non è affatto semplice. C’è chi vive pranzi e cenoni con ansia, chi sente una pressione sottile ma costante ogni volta che si siede a tavola, chi teme di perdere il controllo, chi convive con un disturbo alimentare e si trova in situazioni che possono essere molto triggeranti.
Se ti ritrovi in una di queste situazioni, prima di tutto: non c’è nulla di sbagliato in te. Le feste possono essere un periodo faticoso, non perché tu “non sei abbastanza forte”, ma perché la cultura in cui viviamo rende davvero complicato avvicinarsi al cibo con serenità.
In questo articolo proviamo a guardare insieme le radici di queste fatiche e a fare qualche piccolo passo per vivere queste situazioni con più presenza e gentilezza.
Le feste attivano una quantità di stimoli che rendono difficile restare in ascolto del proprio corpo.
I pasti possono essere più ricchi, con maggiori portate e cibi diversi dal solito, e con la quasi costante presenza di dolci .
Gli orari sono sfasati, spesso i pasti diventano molto lunghi, e possono esserci tradizioni familiari che “impongono” cosa, quanto e quando mangiare.
Inoltre c’è la pressione sociale: ti potresti sentire sotto costante giudizio e attenzioni da parte di altrə, espostə a commenti su cibo e corpo e triggeratə da continui confronti con altre persone.
Anche commenti, fatti magari con superficialità ma non con cattiveria, come “Ma mangi solo quello?”, “Dai, fai uno strappo alla regola!”, “Ah, vedo che quest’anno hai più appetito…”, “Ma come, sei ancora a dieta?”, possono pesare.
Per chi convive con un rapporto complesso con il cibo o con il corpo, e spesso anche per chi sta facendo un percorso per trovare equilibrio, tutto questo può diventare estremamente faticoso.
Ancor più per chi è in un percorso o sta affrontando un DCA, poiché questo clima può diventare attivante.
La cultura della dieta, come in ogni periodo delicato, alza il volume dei suoi messaggi su cibo e corpo, e non aspetta altro che di scattare con i buoni propositi di gennaio.
Infatti, come durante l’estate, anche durante le feste di Natale, tutto questo esplode.
Ci sono messaggi che dicono: “È normale esagerare, mangia quello che vuoi…da domani si rimedia”.
E altri che dicono: “Attentə, non esagerare”.
Il risultato?
Confusione, fatica, senso di inadeguatezza.
È impossibile mangiare con serenità quando senti di dover giustificare tutto.
È impossibile ascoltarsi se tutto intorno ti dice cosa dovresti sentire.
Diventa importante riuscire ad abbassare il volume di questi stimoli esterni, e per farlo è necessario rivolgere uno sguardo all’interno.
Il mindful eating, in questo periodo, non serve per “mangiare meno” né per “gestire meglio le feste”. Serve per restare in ascolto e allineatə a te stessə, mentre tutto si muove intorno.
Ecco alcune pratiche semplici, che puoi allenare e portare con te in ogni situazione:
Se vivi un rapporto difficile con il cibo, le feste possono amplificare tutto, portandoti a percepire queste fatiche come insormontabili. E se stai facendo un percorso per trovare equilibrio con il cibo e con il corpo, ricorda che questo non è mai lineare, ne deve esserlo. Durante le feste potresti avere la sensazione di fare dei passi indietro, e anche questo fa parte della via verso la cura.
Porta se puoi l’attenzione a piccole cose che ti fanno stare bene, ricordando che non sei solə e che questo periodo, come abbiamo visto, può essere difficile per diversi motivi e per molte persone.
Vivere le feste in modo consapevole non significa “mangiare perfettamente” né controllare tutto, ma permetterti di attraversare questi giorni con più gentilezza e cura verso te stessə.
Se senti che hai bisogno di aiuto e supporto per ricreare una relazione più serena e più libera con il cibo e con il corpo, possiamo fare un percorso assieme. Nello spazio assieme troverai un approccio non prescrittivo per lavorare sul rapporto con il cibo senza regole rigide, sensi di colpa o giudizio.