In queste settimane, incontrando diverse persone per iniziare nuovi percorsi, mi è capitato di sentirmi dire, da parte di chi non conosce bene il mio approccio: “Dimmi cosa devo mangiare e io lo farò.”
È una richiesta comprensibile. Dopo anni passati a cercare il modo giusto di mangiare, a seguire piani alimentari restrittivi, a provare l’ultima dieta alla moda o a inseguire risultati spesso inarrivabili, è normale desiderare una “soluzione rapida”.
Ogni volta che qualcosa nella relazione con il cibo diventa faticoso, la risposta che troviamo più facilmente è questa: “Mi serve una dieta”
Un piano alimentare, uno schema preciso, qualcunə che ci dica cosa mangiare, quanto, quando. E in effetti, all’inizio, un piano può anche dare sollievo. Riduce l’incertezza, mette ordine, dà una sensazione di direzione.
Quando ci si sente confusə o in balia degli eventi, avere una struttura può sembrare una forma di protezione.
Il punto, però, è un altro: la dieta sta davvero risolvendo il problema?
La richiesta di un piano alimentare, spesso nasconde dei “non-detti”:
“Sono stancə di pensare, di decidere, di sbagliare.”
“Voglio qualcunə che mi dica cosa è giusto e cosa è sbagliato.”
“Se seguo le regole, mi sentirò finalmente a posto.”
Dietro la richiesta di un piano c’è spesso il bisogno di controllo, la paura di perdere il controllo, o il desiderio di delegare il controllo a qualcun altrə.
Ed è proprio qui che si crea il paradosso: chiediamo un piano per avere più controllo, ma poi quel piano diventa una gabbia che ci fa perdere il contatto con noi stessə.
Perché il piano, per quanto possa essere ben compilato, non può sapere come ti senti oggi. Non sa se hai dormito male, se sei stressatə, che fase ormonale stai vivendo, se hai fame o se stai mangiando per noia. Non sa che oggi quel piatto potrebbe semplicemente non andarti.
Il piano non può ascoltare il tuo corpo.
Un piano può aiutare a distribuire i pasti nella giornata, a regolarizzare gli orari, a creare una base da cui partire. Ma non interviene su ciò che spesso è il cuore della fatica: la paura di aumentare di peso, il senso di colpa dopo aver mangiato, il pensiero costante sul cibo, il bisogno di controllo, la difficoltà a fidarsi del proprio corpo.
Finché il piano viene seguito alla perfezione, sembra che tutto funzioni. Ma quando la vita reale accade (una cena fuori, un periodo di stress, una settimana in cui semplicemente hai altre priorità) il piano crolla. Quando si esce dallo schema, anche solo leggermente, quello che doveva essere una soluzione, diventa un altro peso. Un’altra cosa da fare “bene”, un’altra occasione per sentirsi inadeguatə se qualcosa non va secondo le regole.
Questo succede perché il piano presuppone che il problema sia cosa mangi, quando spesso il vero nodo è la relazione con il cibo.
Quando la dieta diventa l’unico modo per sentirsi al sicuro o per sentirsi adeguatə, allora non stiamo più parlando di nutrizione in senso stretto. Stiamo parlando di controllo.
E il controllo, quando è rigido, non è libertà.
La cultura della dieta ci ha insegnato che esiste un modo “giusto” di mangiare. Ci ha fatto credere che se troviamo il piano perfetto, quello con le giuste calorie, i giusti macronutrienti, il giusto timing, tutto si risolverà. Staremo meglio, saremo più in forma, saremo finalmente a posto.
Ma la verità è che non esiste un piano perfetto.
Esiste solo ciò che funziona per te, in questo momento, con le risorse che hai, con la vita che stai vivendo.
Il corpo non è una macchina che risponde sempre allo stesso modo agli stessi input. Il corpo è vivo, è in relazione con tutto ciò che ti succede. E pensare che un piano alimentare possa racchiudere tutta questa complessità è un’illusione.
Quello di cui hai bisogno probabilmente non è qualcuno che ti dica cosa mangiare.
Quello di cui hai bisogno è riconnetterti con te stessə. È imparare ad ascoltare i segnali del tuo corpo, a riconoscere quando hai davvero fame e quando stai mangiando per altro, a distinguere la pienezza dalla sazietà. È capire cosa ti fa stare bene e cosa no.
Hai bisogno di costruire fiducia nel tuo corpo, invece di affidarti solo a regole esterne.
Hai bisogno di capire perché cerchi un piano. Cosa ti spaventa non averlo, cosa rappresenta per te il controllo, cosa succede quando non hai regole prefissate.
E questo lavoro non lo fa un piano alimentare. Lo fa un percorso di consapevolezza.
Quando smetti di affidarti solo a regole esterne e inizi ad ascoltarti, ti accorgi che il tuo corpo è molto più saggio di quanto pensavi. Inizi a riconoscere quando hai davvero bisogno di mangiare e quando no. Smetti di vivere il cibo come un nemico da controllare e cominci a viverlo per quello che è: nutrimento, piacere, condivisione.
Un approccio non prescrittivo non è assenza di guida né mancanza di competenza. Non è “mangia quello che vuoi”. È un lavoro diverso, più lento e profondo, che integra la scienza della nutrizione con l’ascolto, la gradualità e il rispetto del momento che la persona sta attraversando.
Forse la domanda non è “Qual è il piano giusto per me?”, ma “Che relazione voglio avere con il cibo ora? E come vorrei che fosse tra qualche anno?”
In un approccio non prescrittivo, non iniziamo da una dieta. Partiamo da te.
Parto dalle frasi che mi dici nel primo incontro, da quello che ti preoccupa, da quello che vorresti cambiare ma non sai come.
Lavoriamo insieme per capire:
Solo dopo, se serve, possiamo parlare di indicazioni alimentari. Ma non saranno mai rigide. Saranno una direzione, un supporto, uno strumento a tua disposizione.
Perché l’obiettivo è che tu impari a gestirti in autonomia e con consapevolezza.
Se senti che hai bisogno di qualcosa di diverso da un altro piano alimentare, forse è il momento di fermarti e ascoltarti.
Possiamo fare un percorso insieme, per esplorare il tuo rapporto con il cibo, capire cosa si nasconde dietro certe abitudini, e costruire una relazione più serena e consapevole con te stessə.
Non ti darò un piano da seguire alla lettera ma ti accompagnerò in un processo di scoperta, dove imparerai ad ascoltare il tuo corpo, a fidarti dei tuoi segnali, e a gestirti in autonomia.
Se senti che questo è ciò di cui hai bisogno, puoi prenotare un call conoscitiva gratuita se vuoi anticiparmi qualcosa o sciogliere dubbi, oppure direttamente un primo incontro 1:1.