Ascolti il tuo corpo o le regole che hai interiorizzato?

Sono le 18.00, ti ritrovi in cucina, hai voglia di mangiare qualcosa ma non sei sicurə di avere fame, e iniziano tutta una serie di pensieri: “forse non dovrei mangiare”, “tengo duro e cerco di aspettare la cena”, “è troppo tardi per fare lo spuntino”, “potrei iniziare a preparare la cena ma forse è troppo presto”, “non capisco se ho davvero fame”…e così via…

Ti ci riconosci?

In questa situazione la fatica maggiore non è tanto non sapere se hai fame, ma non riuscire più a capire quale delle tante voci che senti meriti di essere ascoltata.

Molti di questi pensieri sono la voce del tuo giudice interiore, che è lì per criticare le tue scelte, cercando di farti fare la scelta “giusta”, che spesso è orientata a seguire regole della cultura della dieta o regole alimentari esterne.

Ma quanti di questi pensieri arrivano dal tuo corpo e quanti invece dalle regole che hai imparato nel tempo?

 

Quando ascoltare il corpo non è così semplice

Nella nostra cultura abbiamo imparato a dare molto valore alle informazioni, alle regole e alla razionalità e molto meno spazio alle sensazioni corporee. Ma non si tratta di scegliere tra corpo e mente, come se una delle due fosse giusta e l’altra sbagliata; si tratta piuttosto di integrare le sensazioni del corpo con le informazioni che abbiamo a disposizione.

Tornando all’esempio della fame, spesso diventa difficile capire se (e come) senti la fame, o se stai solo pensando al cibo, se stai decidendo con la mente o stai pensando di sentire (che non equivale a sentire realmente) la fame.

Questo accade non perché tu sia incapace di ascoltare il corpo, ma perché ti sei disabituatə.

Inoltre potresti avere imparato a interpretare i tuoi segnali corporei attraverso diete, regole familiari, messaggi sulla salute, commenti sul corpo, esperienze precedenti di controllo alimentare. Questo fa si che le regole vengano interiorizzate, facendole diventare parte della propria identità: “sono fattə così”.

Quindi può succederti di percepire una sensazione corporea e, quasi contemporaneamente, una voce mentale che la interpreta e che non ti permette di sentire realmente.
Ad esempio: “Ho lo stomaco vuoto, quindi probabilmente ho fame” oppure “Ho voglia di qualcosa, quindi forse è fame emotiva”, oppure “Ho mangiato da poco, quindi non posso avere di nuovo fame”.

Non sempre la difficoltà è nel percepire il segnale; a volte il problema è l’interpretazione che ne facciamo, alla luce di quello che abbiamo appreso dall’esterno.

 

Corpo o regole? Non è sempre facile distinguerli

Il corpo e le regole possono avere voci diverse, e non sempre è facile distinguerle!

Il corpo parla di bisogni, di sentire, è qualcosa che puoi percepire, ed è una risposta viva e variabile. La voce del corpo dice: “ho lo stomaco vuoto”, “ho voglia di qualcosa di fresco”, “ho bisogno di staccare un attimo”. Descrive ciò che accade e cambia continuamente, e quando rispondi a un bisogno quello che resta è sollievo, appagamento o anche una semplice neutralità.

Le regole parlano di devo/non devo, posso/non posso. La voce delle regole dice: “è troppo tardi per lo spuntino”, “ho già mangiato abbastanza”, “se cedo adesso, poi la cena salta”. Sono frasi con un tono giudicante, spesso sono uguali ogni giorno, e a volte sono accompagnate da senso di colpa.

Non esistono segnali infallibili che ci permettono di dire: “questo è il corpo” e “questa è sicuramente una regola”. Sono semplici esempi per cominciare a osservare queste due modalità, permettendoti di diventarne maggiormente consapevole.

Inoltre diventa ancora più difficile distinguerle quando subentrano altri fattori, che possono interferire sia con l’ascolto del corpo, che nei pensieri attorno al cibo: ad esempio quando siamo più stressatə potremmo avere un’interferenza da ambo le parti.

Quello che può essere utile riconoscere inizialmente è: che cosa sento e che cosa mi sto raccontando su quello che sento?

 

Come riconoscere una regola che hai interiorizzato

Per capire se le tue scelte sono più influenzata dalle regole, puoi osservare alcuni pensieri:

  • “Dovrei/Non dovrei…”
  • “Ormai…”
  • “Va bene/non va bene…”
  • “Se mangio questo allora…”
  • “Domani dovrò compensare…”

Chiaramente non possiamo generalizzare, così sarebbe fin troppo semplice!

Infatti non sempre una scelta alimentare è completamente libera da pensieri legati alle regole, ma potresti avere una regola in testa e, contemporaneamente, scegliere di rispondere a un bisogno del corpo.

Potresti anche scegliere consapevolmente qualcosa perché ti fa stare bene, è coerente con le tue esigenze o perché è ciò che desideri in quel momento.

Le regole possono diventare disfunzionali quando diventano così interiorizzate che rispondi a un bisogno del corpo con qualcosa di opposto, solo per seguire quelle regole.

E la cosa più difficile da riconoscere è quando smetti di percepire una regola come tale, e inizi a pensare che sia parte di te e del tuo funzionamento. Ad esempio quando non pensi più “mi hanno insegnato che dovrei…” ma “Io la sera non mangio carboidrati” oppure “Io se inizio con quel cibo non riesco più a fermarmi”.
Quella regola diventa così “identitaria”, che può diventare difficile riportarsi all’ascolto del corpo.

 

Ascoltare il corpo non significa fare sempre quello che “mi va”

Ascoltare e rispondere alle esigenze del corpo non significa:

  • mangiare solo quando si ha fame;
  • scegliere sempre il cibo più desiderato;
  • ignorare contesto, organizzazione, salute o necessità pratiche;
  • avere una risposta perfetta a ogni pasto.

Anche “mangiare solo quando si ha fame” infatti rischia di diventare un nuovo sistema di regole.

Ascoltare il corpo significa sentire ciò che ha da dirci, e saperlo integrare ad altre informazioni, per scegliere in modo libero e flessibile. Una scelta alimentare può tenere conto di diverse informazioni: corpo, desiderio, contesto, esperienza, bisogni, possibilità del momento.

Ad esempio se hai fame, ma “non è l’ora giusta”, potresti scegliere di non mangiare: in questo caso la regola prevale sul corpo.

Oppure scegli di rispondere alla fame e scegli qualcosa di più saziante perché sai che altrimenti dopo avresti di nuovo fame: in questo caso hai scelto di ascoltare il corpo usando un’informazione, senza trasformarla in obbligo.

Oppure ancora potresti scegliere di mangiare in risposta alla fame, ma mentre mangi il giudice commenta “non dovrei”. Hai scelto di rispondere allineandoti al corpo, anche se la voce delle regole è ancora lì.

In questi due casi ciò che fai è ascoltare il bisogno del corpo e, nello stesso momento, tenere conto del contesto e delle informazioni che avevi.
Nel mindful eating lo definiamo come l’integrazione tra la saggezza interiore (corpo ed emozioni) e la saggezza esterna (informazioni che possono aiutarti nelle scelte, non per forza da usare come regole).

Ascoltare il corpo quindi non significa eliminare le regole, ma poter fare una scelta consapevole e libera.

 

Imparare ad ascoltarsi è un percorso

Se per anni hai scelto cosa, come, quando, perché mangiare in base a delle regole, è possibile che l’ascolto del corpo sia passato del tutto in secondo piano, rendendo complicato fare diversamente.

Possono esserci molti motivi per cui l’ascolto del corpo risulta difficile: potresti aver perso familiarità con alcuni segnali corporei, potresti avere difficoltà a riconoscerli o interpretarli, oppure esserci esperienze personali che hanno reso più complesso il rapporto con il corpo.

E poi altrettanto spesso ci può essere paura nel lasciare andare alcune regole, alimentate da domande come “E se non mi controllo più?”, “E se finisco per mangiare solo quello che mi piace?, “E se aumento di peso?”.
Questo perché ti hanno sempre detto che l’unica alternativa possibile al controllo sia perdere completamente il controllo.

Ma tra “controllo tutto” e “non controllo più niente” esiste uno spazio molto più ampio: quello della consapevolezza, della flessibilità e della possibilità di scegliere.

Diventare consapevole di queste paure e delle fatiche che puoi avere nell’ascolto, ti offre la possibilità di cambiare.

Il primo passo sarà cercare di portare più attenzione al corpo, e per questo puoi farti aiutare, non è qualcosa di facile o immediato. Se all’inizio non senti niente, va bene lo stesso: anche non sentire è un’informazione, e il più delle volte vuol dire solo che il corpo è stato poco ascoltato a lungo.

E poi, quando ti accorgi che stai per prendere una decisione alimentare accompagnata da molti pensieri, puoi fermarti un momento e chiederti: “Se per un attimo mettessi in pausa quello che penso di dover fare, cosa posso osservare?”

E lì puoi iniziare ad accorgerti di cosa c’è dietro una risposta automatica dettata da regole e schemi, osservando cosa senti nel corpo, quali pensieri arrivano, quali emozioni provi, cosa desideri, quali regole o paure si fanno sentire.

Il lavoro può essere proprio imparare gradualmente a distinguere bisogni, abitudini, regole, paure e desideri, fino a costruire un rapporto con il cibo meno basato sul controllo e più sulla consapevolezza.

 

Non devi trovare subito la risposta giusta

Imparare a portare maggiore attenzione al corpo e a ciò che ha da dirci non è immediato: richiede apertura, curiosità e una buona dose di fiducia.

E soprattutto, non significa sapere sempre con certezza cosa fare. La consapevolezza non serve a trovare la risposta giusta, ma a vedere più chiaramente cosa sta partecipando alle tue scelte: le sensazioni del corpo, le emozioni, i pensieri, i desideri, le abitudini, le regole che hai interiorizzato e le paure che possono accompagnarle.

Forse, quindi, la domanda non è sempre “sto ascoltando il corpo oppure sto seguendo una regola?”. A volte entrambe le cose sono presenti. Puoi avere fame e pensare contemporaneamente che non dovresti mangiare, oppure puoi desiderare un alimento e avere paura di sceglierlo. O anora puoi sapere che una certa scelta ti fa stare bene e, allo stesso tempo, chiederti se la stai facendo perché lo desideri o perché pensi di doverla fare.

Non si tratta di classificare ogni pensiero come “corpo” o “regola”: anche questo potrebbe trasformarsi in una nuova forma di controllo. Si tratta piuttosto di sviluppare, gradualmente, la capacità di osservare ciò che accade dentro di te, con un po’ più di curiosità e un po’ meno bisogno di trovare subito la risposta corretta. Per iniziare a fare scelte più libere, flessibili e consapevoli.

 

A volte, uno sguardo attento esterno può aiutarti e accompagnarti in questo percorso.
Possiamo lavorarci insieme attraverso pratiche di consapevolezza ed esercizi di ascolto: