Se ti stai avvicinando al mondo dell’alimentazione consapevole e degli approcci non prescrittivi, probabilmente hai incontrato entrambi questi termini: intuitive eating e mindful eating. In effetti compaiono spesso insieme e a volte vengono usati come sinonimi, ma altrettanto spesso possono creare confusione.
Non sono la stessa cosa poiché hanno origini diverse, strumenti differenti e punti di partenza diversi, ma condividono una visione profonda dell’alimentazione che li rende complementari.
Ed è proprio per questo che anni dopo aver seguito il professional training per diventare trainer certificata di mindful eating, ho scelto di seguire anche la formazione in intuitive eating, approccio che già conoscevo e che volevo integrare in modo più approfondito nella mia pratica clinica con le persone che si affidano a me.
In questo articolo voglio provare a raccontarti cosa sono, in cosa si somigliano e in cosa si distinguono, per farti entrare un po’ nel lavoro che possiamo fare assieme, e anche per capire cosa ciascun approccio può offrirti.
Il mindful eating, di cui ho parlato in modo approfondito in questa guida, nasce dall’incontro tra la pratica della mindfulness, la meditazione di consapevolezza di origine buddista portata in Occidente da Jon Kabat-Zinn, e il rapporto con il cibo.
È stato sviluppato e sistematizzato in due “filoni”: ME-CL (mindful eating conscius living) e MB-EAT (Mindfulness-Based Eating Awareness Training), che hanno sfumature diverse. Io sono certificata in MB-EAT, il percorso creato dalla psicoterapeuta e ricercatrice Jean Kristeller. Kristeller sviluppò questo approccio dopo aver applicato il programma di minfulness per la riduzione dello stress (MBSR) nelle sue pazienti che soffrivano di binge eating e di abbuffate. Osservando i benefici della mindfulness nella relazione con il cibo, adattò poi il percorso MBSR creando un programma specifico (MB-EAT) dedicato all’alimentazione consapevole, che nasce come percorso di gruppo.
Il principio fondamentale è semplice: portare attenzione intenzionale e non giudicante all’esperienza del mangiare.
Il mindful eating ti invita a tornare al corpo e alla sua saggezza innata, lavorando sull’esperienza sensoriale dei pasti, sulle sensazioni di fame pienezza e sazietà, sull’accettazione gentile e accogliente del corpo. E poi aiuta a esplorare il mangiare emotivo e la relazione tra emozioni e cibo.
È una pratica, nel senso più letterale del termine. Come la meditazione, ci si “allena” con pratiche guidate, con esercizi specifici e con momenti di consapevolezza portati a tavola.
L’intuitive eating è stato sviluppato negli anni Novanta da due dietiste americane, Evelyn Tribole e Elyse Resch, che dopo anni di lavoro clinico avevano osservato un pattern ricorrente nelle loro pazienti: le diete non funzionavano, e spesso peggioravano il rapporto con il cibo e con il corpo.
Il loro libro, pubblicato per la prima volta nel 1995 e oggi alla sua quarta edizione, ha dato origine a 10 principi che guidano verso un’alimentazione libera dalla cultura della dieta.
L’intuitive eating ha forte il tema della lotta alla diet culture, quel sistema di credenze che glorifica la magrezza, che associa il valore di una persona al suo peso, che promuove la restrizione come virtù (ne ho parlato in questa guida). Liberarsi da questo è il primo passo per diventare mangiatori intuitivi.
I 10 principi dell’intuitive eating sono: rifiuta la mentalità della dieta, onora la fame che hai, fai pace con il cibo, contrasta la “polizia alimentare” interiore, scopri il fattore soddisfazione, rispetta il senso di sazietà, affronta le tue emozioni con gentilezza, rispetta il tuo corpo, fai movimento per il piacere e onora la salute con una nutrizione gentile.
L’intuitive eating non riguarda “solo” la consapevolezza del pasto, delle abitudini e delle proprie emozioni, e non riguarda “solo” la relazione con il cibo e con il corpo. Ha uno sguardo molto più ampio, toccando anche temi come il movimento di piacere, l’educazione alimentare gentile e la decostruzione della cultura della dieta. È un percorso di de-condizionamento dalla cultura della dieta.
Nonostante le origini diverse, intuitive eating e mindful eating condividono molto.
Entrambi rifiutano l’approccio prescrittivo all’alimentazione, non prevedono liste di cibi permessi e proibiti nè piani rigidi da seguire, e non contemplano grammature da rispettare. Entrambi mettono al centro la persona, non le regole.
Si tratta di approcci non peso-centrici, perciò il focus non è mai il controllo del peso o il dimagrimento, ma viene spostato verso il benessere e la consapevolezza.
Entrambi valorizzano l’ascolto del corpo come bussola principale. Fame, sazietà, pienezza: sono segnali che il corpo manda e che entrambi gli approcci invitano a riconoscere e rispettare, invece di ignorarli o reprimerli. E il piacere viene incluso e valorizzato, non visto come qualcosa di negativo.
Entrambi lavorano sulla relazione tra emozioni e cibo, riconoscendo che mangiare non è mai solo una questione fisica, ma è profondamente intrecciato con la dimensione emotiva, sociale e culturale della nostra vita.
Entrambi si oppongono alla diet culture (anche se in modo meno evidente nel mindful eating) e al giudizio, promuovendo libertà e flessibilità.
Se da un lato sono complementari e hanno moltissimo in comune, dall’altro lato ci sono alcune differenze.
Il mindful eating è prima di tutto una pratica di consapevolezza. Il suo strumento principale è l’attenzione rivolta al presente, all’esperienza sensoriale, al momento del pasto. Ha radici nella tradizione meditativa e le sue pratiche principali sono meditazioni guidate e auto-osservazioni. Alcune pratiche sono le stesse (o simili) a quelle del percorso di mindfulness MBSR perciò possono portare a cambiamenti nella quotidianità, anche al di fuori della relazione con cibo e corpo.
L’intuitive eating è prima di tutto un percorso anti-dieta. Il suo strumento principale è la libertà, dal controllo, dalla restrizione, dalla mentalità della dieta. Ha radici nella psicologia e nella dietologia clinica e si struttura in principi da interiorizzare e fare propri, per cambiare approccio al cibo e al corpo.
Entrambi i percorsi si rivolgono a chiunque voglia avere un rapporto libero, intuitivo e consapevole con il cibo e con il corpo. Ma l’intuitive eating, che nasce proprio come risposta alla diet culture, si rivolge in modo particolare a chi ha una storia di diete restrittive, di rapporto difficile con il cibo o con il corpo. Il mindful eating invece non presuppone necessariamente una storia di diete o un rapporto conflittuale con il cibo perché è uno strumento di consapevolezza che può aiutare chiunque a portare più presenza e attenzione alla propria vita alimentare.
Mindful e intuitive eating si integrano alla perfezione e questo lo vedo quotidianamente nei percorsi che propongo.
Il mindful eating può arricchire l’intuitive eating portando strumenti concreti di consapevolezza al momento del pasto e proponendo pratiche che possono migliorare l’enterocezione e aiutano a riconnettersi con il corpo e i segnali che manda (ad esempio fame, pienezza, sazietà). L’intuitive eating può arricchire il mindful eating fornendo una visione più ampia per affrontare la relazione con il corpo, con le emozioni e con la cultura della dieta.
Nel mio lavoro li uso entrambi, in modo integrato. Il mindful eating offre pratiche ed esercizi da poter guidare per accompagnare le persone nel loro percorso di consapevolezza e nel reimparare ad ascoltarsi e osservarsi. L’intuitive eating mi dà una cornice concettuale per accompagnarle nel de-condizionamento dalla mentalità della dieta. Insieme, creano un approccio che è allo stesso tempo radicato nel corpo e coerente con una visione più libera e gentile dell’alimentazione.
Questi approcci vengono spesso semplificati o fraintesi, e infatti c’è chi pensa che si tratti di nuove regole alimentari o “diete” moderne che aiutano a perdere peso.
Molte persone inoltre associano l’intuitive eating al mangiare qualsiasi cosa senza limiti, e a volte si pensa che il mindful eating sia semplicemente mangiare lentamente.
In realtà nulla di tutto questo è vero, entrambi sono percorsi molto più profondi. Propongono un modo diverso di stare nel cibo, meno basato sul controllo e più sulla relazione con sé stessi. Sono approcci che aiutano a ricostruire fiducia nel corpo e nel rapporto con il cibo e che aiutano a trovare flessibilità, consapevolezza e libertà.
Se senti che vorresti esplorare questi temi in modo più strutturato e accompagnato, sul mio sito trovi sia il percorso individuale, dove lavoriamo insieme su alimentazione consapevole e relazione con il cibo integrando questi approcci, sia il corso di gruppo di mindful eating Fai pace con il cibo, che propongo una volta l’anno.