La grassofobia è così radicata nella nostra cultura che spesso non la riconosciamo nemmeno: si nasconde nelle pubblicità, nei complimenti legati al corpo e al peso, nei consigli non richiesti.
Ma la grassofobia non riguarda solo il linguaggio o l’estetica. È un fenomeno sociale e culturale che influenza profondamente il modo in cui percepiamo i corpi, il cibo e persino la nostra salute.
“Come ogni altra forma di stigma, quella del grasso è relativa e dipende dal contesto storico e culturale. La percezione del grasso, sia esso considerato bello o brutto, pericoloso o sano, un segno di ricchezza o un segno di povertà, differisce da un luogo all’altro e di epoca in epoca.”
È un fenomeno che riguarda tuttə, anche chi non vive in un corpo grasso, e per questo trovo così importante parlarne.
La grassofobia è la discriminazione, il pregiudizio o l’avversione nei confronti delle persone con un corpo grasso, quelle che, basandoci sulle categorie create dal BMI (parlo del suo scarso valore qui), rientrano nei range del sovrappeso e obesità.
La grassofobia affonda le proprie radici in credenze culturali, quelle della diet culture, che collegano la magrezza alla bellezza, alla salute e al successo, e disprezzano il grasso corporeo, associando il peso a pigrizia, malattia o fallimento personale.
Può manifestarsi con critiche verbali (ad esempio body e fat shaming) e spesso anche con atteggiamenti sociali discriminatori e stigmatizzanti. Ma è così radicata che talvolta sembra invisibile, e si nasconde dietro un commento sul peso o un giudizio sulla persona fatto solamente in base al forma del corpo (un esempio tipico giudicare una persona come lenta perchè grassa).
La grassofobia riguarda tuttə perchè anche chi vive in un corpo considerato conforme ne subisce gli effetti.
Infatti la cultura della dieta fa si che non ci possiamo mai sentire abbastanza, e questo si traduce in continui check e confronti del corpo, nella paura di ingrassare, nella convinzione che il nostro valore dipenda da quanto riusciamo a controllarci.
La grassofobia è ovunque, anche dove non ce ne accorgiamo:
Questo clima di stigmatizzazione genera vergogna, ansia e isolamento, e influenza anche il rapporto con il cibo.
Quando viviamo in una cultura che ci insegna che “essere magri è meglio”, finiamo per entrare nella mentalità della dieta, anche senza seguirne una.
Paura di ingrassare, paura di essere giudicatə, paura di venire esclusə possono portare a continue restrizioni, perdita di fiducia nel proprio corpo, senso di colpa e controllo eccessivo sul cibo.
Ovviamente questo influenza il rapporto con il cibo e il corpo, si attuano comportamenti alimentari disregolati e in alcuni casi si possono sviluppare veri e propri disturbi alimentari.
La grassofobia, nata per “promuovere la salute” paradossalmente allontana dalla salute, perché induce stress, fatiche emotive, disordine alimentare e disconnessione corporea.
“La fat acceptance è quel movimento che alla fine degli anni Sessanta ha portato il femminismo al concetto che tutti corpi sono validi. Non si parlava di amare se stessə*, ne di accettarsi, ma si pretendeva una società giusta in cui nessun*ə poteva esser dicriminatə per il proprio corpo e ci si schierava per chiedere rispetto e dignità per chiunque avesse l’ardire di non essere conforme agli standard e lo facesse senza chiedere scusa.“
Combattere la grassofobia non significa negare l’importanza della salute, ma ridefinire cosa intendiamo per salute: non un numero sulla bilancia, ma un equilibrio fisico, mentale ed emotivo.
Per cambiare prospettiva puoi iniziare da qui:
Ricorda che tutti i corpi sono validi!
La grassofobia non ha a che fare con l’estetica, ne con la salute; ha molto di più a che fare con la lotta sociale per l’inclusività, l’uguaglianza e la libertà.
Parlarne è fondamentale, per liberarci da questo stigma. Solo riconoscendo queste dinamiche possiamo iniziare a costruire una relazione più sana con noi stessə e con il cibo.
E ricorda che “in una società grassofobica, non avere un corpo grasso è un privilegio. E il privilegio è uno strumento potentissimo per aiutare le altre persone, ma solo se sai di averlo.”
Decostruire la cultura della dieta è il primo passo per poter riscoprire un modo di vivere e mangiare libero dalla paura del giudizio. Se hai bisogno di aiuto per ritrovare il tuo equilibrio con il cibo e con il corpo, senza l’influenza delle diete, possiamo fare un percorso assieme. Qui trovi i miei percorsi individuali e puoi prenotare una chiamata conoscitiva gratuita prima di iniziare.
Oppure se ami gli spazi dei percorsi di gruppo, a breve inizierà Fai pace con il cibo, il percorso di mindful eating di gruppo: iscriviti alla lista d’attesa per darmi le tue preferenze che seguirò in fase di organizzazione e per avere una corsia preferenziale all’apertura delle porte.
Le citazioni virgolettare provengono da “Belle di Faccia” e “Fat shame. Lo stigma del corpo grasso”, libri di cui parlo in questi miei consigli di lettura sull’argomento.