Se hai passato anni tra diete, regole alimentari, tentativi di controllo e sensi di colpa, è possibile che oggi il tuo rapporto con il cibo sia diventato faticoso.
Potresti sentirti confusə nel rapporto con il cibo. Magari non sai più riconoscere quando hai fame o quando raggiungi una pienezza confortevole, temi di perdere il controllo o hai la sensazione di pensare continuamente al cibo, soprattutto alcuni cibi.
Non significa che hai sbagliato qualcosa. Spesso è la conseguenza naturale di anni di diete e restrizioni, o anche semplicemente dell’essere costantemente espostə ai messaggi della cultura della dieta.
Molte persone pensano che il problema sia loro e che sia dovuto alla mancanza di costanza o di forza di volontà. Di fatto, questo è ciò che ci viene raccontato.
La buona notizia è che puoi riscrivere la tua relazione con il cibo e con il corpo.
Questo non potrà avvenire con l’ennesima dieta, ma lo puoi fare cambiando approccio, attraverso un percorso di ascolto, consapevolezza e riconnessione con il corpo.
In questa guida vedremo perché le diete possono avere conseguenze profonde e da dove puoi ripartire per fare pace con il cibo.
A volte basta una sola dieta nella vita per fare molti danni.
Ogni dieta ti porta a cambiare i tuoi pensieri sul cibo: inizierai a credere che esistano cibi “si” e cibi “no”, introdurrai nuove regole e i pensieri aumenteranno esponenzialmente attorno ai cibi “vietati” e al cibo in generale. Entrerai nel tipico meccanismo on/off o tutto/niente, con l’alternanza di periodi di controllo estremo seguiti da momenti di eccesso. La mentalità della dieta così si rinforza ad ogni nuova dieta.
Cambieranno le emozioni attorno al cibo: ad esempio potresti iniziare a sentirti in colpa se mangi qualcosa che “non dovevi” oppure potrebbero farti paura alcuni cibi o alcune situazioni legate al cibo e alla convivialità. Cambierà anche il giudizio verso te stessə, riducendo anche l’autostima.
Affidandoti a regole esterne ridurrai la capacità di ascoltare il tuo senso di fame e sazietà fino a perderla, di conseguenza non avrai più fiducia nel corpo e nella sua capacità di autoregolarsi. E di pari passo reprimerai il senso del piacere legato al cibo.
La tua immagine corporea peggiorerà: le diete infatti non ti portano a “vederti meglio”, anzi, tutto il contrario. L’insoddisfazione corporea aumenta, il giudizio verso il corpo (tuo ma anche quello delle altre persone) diventa più tagliente, il tuo umore ne risentirà: tutto questo ti farà incrinare il rapporto con il tuo corpo.
E poi ci sono gli effetti metabolici: stare in restrizione porterà il metabolismo ad abbassarsi, con conseguente aumento del peso nel momento in cui mollerai la dieta o le regole che stai seguendo.
Non meno importante, ogni dieta aumenta il rischio di sviluppare disturbi alimentari.
Immagina di moltiplicare questi “effetti indesiderati” per più di una dieta, magari 3 o addirittura 10.
È evidente come il rapporto con il cibo e con il corpo venga fortemente compromesso. Ti sentirai sempre “da correggere”, in un corpo sbagliato, mai abbastanza “bravə” o capace per rispettare le regole.
Questi effetti non sono “solamente” evidenti nella pratica di noi professionistə della nutrizione, ma sono supportati da studi ed evidenze scientifiche, perciò un piccolo promemoria per te: è normale che vada così. Non c’è nulla di sbagliato in te.
A volte potrebbe non essere facile renderti conto se il tuo rapporto con il cibo e con il corpo ha bisogno di cura.
Questo succede perché tutti gli effetti delle diete vengono comunque normalizzati.
Anche se non stai seguendo una dieta, la presenza della mentalità della dieta nella tua vita viene considerata “normale” dalla società.
Ma per poter costruire un rapporto più libero, sereno e consapevole con il cibo il primo passo è riconoscere alcuni segnali.
Ad esempio se i pensieri legati al cibo iniziano ad occupare buona parte della tua giornata potrebbe esserci un inizio di squilibrio.
Quando senti di non poter mangiare liberamente, ma ti senti in colpa per alcuni cibi, per alcune occasioni sociali, per non aver seguito le regole, probabilmente qualcosa si sta incrinando.
Se hai tante restrizioni, se inizi continuamente diete per poi interromperle, se alterni periodi (o mezze giornate) di controllo seguite da perdite di controllo, non c’è più serenità e leggerezza con il cibo.
Se ti giudichi dopo aver mangiato, o pensi che la fame sia qualcosa da controllare o tacere, il tuo rapporto con il cibo non è più così intuitivo e libero.
Semplicemente potresti aver interiorizzato la mentalità della dieta, che sia a causa di una dieta che hai seguito (soprattutto le più restrittive), che sia per qualcosa di appreso in famiglia o da persone vicine a te.
Diventare consapevole di questi meccanismi è fondamentale per potersene liberare.
Per prima cosa è importante non solo capire ma soprattutto interiorizzare questo cambio di approccio.
Se hai alle spalle molte diete, sembra davvero difficile anche solo pensare a un altro modo di vivere il cibo ed il corpo, ma ti assicuro che si può. Ricorda che noi filtriamo la realtà attraverso il nostro vissuto e quindi è normale non fidarci subito di ciò di cui non abbiamo esperienza.
Per questo è importante abbandonare la mentalità della dieta e il giudizio, e avvicinarsi con curiosità e flessibilità ad approcci diversi.
Per cambiare approccio è fondamentale cominciare a riconoscere tutto ciò che hai imparato dalla cultura della dieta e iniziare a decostruirlo.
Per farlo puoi iniziare a esaminare regole nutrizionali, imposizioni, schemi che segui o cerchi di seguire e chiederti se qualcosa ti è utile (in ottica di benessere) o se diventa disfunzionale nella ricerca di maggiore libertà con il cibo.
Puoi leggere libri (come questi) che ti aiutano a riconoscere i meccanismi tipici della cultura della dieta e portare uno sguardo diverso sulla narrazione sui corpi.
E puoi anche iniziare a usare un linguaggio più neutro quando parli di cibo o di corpi, tuo o di altre persone.
Dopo anni di diete è possibile che, anche quando non ne segui una, tu tenda a rimanere in restrizione. O quantomeno a provarci. Ecco quindi che per iniziare ad abbassare i continui pensieri sul cibo, i meccanismi di restrizione- controllo e per riportare il corpo alle sue corrette funzionalità, è necessario innanzitutto abbandonare la restrizione e tornare a mangiare con regolarità.
Questo potrebbe voler dire mangiare di più oppure mangiare alimenti che normalmente ti vieti o temi, per offrire al corpo energia con continuità e stabilità.
Riconoscere e rispettare i segnali di fame, pienezza e sazietà è fondamentale per un’alimentazione consapevole e rispettosa dei tuoi bisogni.
Dopo anni di diete è difficile saperli riconoscere, sia perchè possono essere disregolati dalla restrizione (che agisce a livello ormonale e anche sulla sensibilità) sia perchè perdiamo la capacità di ascoltarli.
Mindful eating e intuitive eating propongono pratiche di ascolto e di enterocezione che ti possono aiutare a riconoscere i tuoi segnali. Questo ti permetterà di distinguere la fame fisica dalla fame emotiva, e di distinguere “pienezza” e “sazietà”, termini che spesso usiamo in modo intercambiabile, ma che nel mindful eating hanno significati distinti (ne ho parlato qui).
Il nutrimento del cibo non è legato solo ai macro e micronutrienti che apporta, ma il cibo è anche fonte di piacere.
Quante volte ti sarà capitato di mangiare un pasto, anche ben equilibrato dal punto di vista dei nutrienti e dal punto di vista calorico (non in restrizione quindi), ma di non sentirti del tutto appagatə? o di provare quel desiderio di mangiare qualcos’altro?
Non è un meccanismo sbagliato e non succede solo se sei “golosə”. Accade spontaneamente perchè il cibo per noi ha da sempre un valore anche di piacere.
L’appagamento e la soddisfazione sono importantissimi per un rapporto sereno e libero con il cibo.
Darsi la possibilità di riconnettersi al corpo e dargli fiducia non è facile all’inizio. Le diete infatti ti hanno insegnato proprio l’opposto, e più diete hai alle spalle più sarà difficile affidarsi.
Anche quello per la fiducia è un allenamento. Si inizia gradualmente, decidendo in modo consapevole di affidarci al nostro intuito e alle sensazioni che stai imparando ad ascoltare, in alcune occasioni o in alcuni momenti della giornata. Per poter, via via, ricostruire una relazione di fiducia verso ciò che il corpo ci dice.
La cultura della dieta (e le diete stesse) hanno sempre come focus il controllo del corpo e del peso.
Per liberarti definitivamente delle diete è importante iniziare a spostare il focus su salute e benessere. Questo significa fare scelte allineate ai bisogni del corpo (non quindi restrizioni e punizioni) e mangiare per nutrirti e soddisfarti.
Può voler dire anche iniziare a muoverti per il piacere di farlo, per divertirti, per sentirti bene, per stare in compagnia. Non per modificare il corpo e il peso.
Questo è un cambio di prospettiva chiave per approcciarsi in modo più gentile e libero al cibo e al corpo.
Il senso di colpa in generale scaturisce dalla sensazione di avere fatto la scelta “sbagliata”. Si tratta del risultato di anni di condizionamenti culturali e sociali che ci dicono quali cibi sono “buoni” e quali sono “cattivi”, quali sono i comportamenti virtuosi e quali no, creando un sistema di giudizio anche verso noi stessi.
È importante comprendere che questo senso di colpa non è innato, ma è qualcosa che hai iniziato a provare a causa della cultura della dieta e delle regole alimentari rigide: è un’emozione appresa che puoi disimparare. Liberarsi dal senso di colpa dopo aver mangiato non è un cambiamento immediato, ma un processo (per approfondire leggi qui). Richiede pratica, pazienza e spesso anche un po’ di supporto.
Mangiare per “fame emotiva” è spesso considerato sbagliato ed è uno degli aspetti che le diete cercano di combattere e contrastare, quando spesso ne sono la causa stessa.
Spesso quella che viene scambiata per fame emotiva, infatti, non è altro che fame da restrizione e va quindi riconosciuta per quello che è (e si risponde uscendo dalla restrizione).
Nel caso invece di “vera” fame emotiva, e quindi il mangiare in risposta ad alcune emozioni, va per prima cosa accolta e compresa. La fame emotiva non si “risolve” con una dieta, nè evitando di mangiare, e tanto meno combattendola.
Solo comprendendo i bisogni e le emozioni che ti spingono a mangiare, potrai modificare (se possibile e se necessario) questo meccanismo. Ho parlato di fame emotiva anche qui e qui.
Le diete non sono sostenibili nel tempo, e questo è un altro dei motivi per cui falliscono. Ogni vero cambiamento avviene quando il lavoro è più profondo e quando puoi portare avanti le abitudini senza fatica per molto tempo.
Creare delle routine, di alimentazione o di movimento, legate al benessere e al piacere, che siano sostenibili, flessibili e allineate al tuo stile di vita è l’unico modo per avere un cambiamento duraturo.
Questo tipo di percorso non è lineare e quelli proposti non sono per forza passaggi consecutivi.
All’inizio è normale avere anche confusione: se per anni ti hanno detto che tutto dipende dalla tua volontà, per quanto liberatorio sia sapere che non è così, possono emergere dubbi leciti su cosa puoi fare e cosa sia più giusto per te.
È anche del tutto normale e comprensibile trovarsi spaesatə dal non avere regole, tanto che a volte può sembrare molto più facile tornare a seguire una dieta, anche quando sentiamo che qualcosa stride in noi.
È normale anche avere paura di mangiare troppo, di sbagliare qualcosa, di non fare abbastanza.
Il cambiamento non è un interruttore on/off, è un processo all’interno del quale possono esserci “ricadute” o un tornare sui propri passi. Potresti anche ritrovarti a vivere ambivalenza: da un lato vuoi abbandonare le diete, dall’altro restare all’interno della mentalità della dieta può sembrare più facile e nella tua “comfort zone”.
Se vivi tutto questo non significa che stai sbagliando, anzi è tutto normalissimo. Spesso significa che stai attraversando il cambiamento. E questo cambiamento richiede tempo e pazienza.
Abbandonare le diete non significa mangiare quello che si vuole o senza limiti.
Una delle paure più frequenti o dei timori che mi vengono riportati è proprio questo:
“Se non ho qualcun che mi dice cosa e quanto mangiare, mangerei in continuazione montagne di pizza (o qualsiasi altro alimento considerato un cibo di piacere)”
All’inizio potrai avere la sensazione che succeda proprio questo; in realtà è normale che succeda se si abbandona una restrizione, perchè si tratta di un normale meccanismo fisiologico di risposta ad essa.
Ma, oltre a non avvenire sempre, è del tutto passeggero. Il corpo ha bisogno di nutrimento ed è più saggio di quanto tu creda: imparando ad ascoltare i suoi segnali ti accorgerai di quanto questa sia una paura infondata.
Presto ti annoierai di mangiare sempre le stesse cose, il corpo cercherà cibi nutrienti e appaganti (non solo dolci o gli alimenti che più temi) e ti accorgerai che non hai bisogno di mangiare senza limiti, se vuoi davvero onorare e rispettare i bisogni del tuo corpo.
Le diete potrebbero non aver influenzato solo il tuo modo di mangiare, ma anche il modo di guardarti, di percepirti e di giudicarti.
Molte persone pensano che per stare e vedersi bene, prima dovrebbero cambiare il proprio corpo.
È comprensibile. Viviamo in una cultura che associa valore, salute e successo a un certo tipo di corpo, e che ci abitua a sentirci costantemente “da migliorare”.
Ma ricostruire il rapporto con il cibo significa, spesso, iniziare a cambiare anche la relazione con il corpo. Fare pace con il corpo non significa che devi amarti ad ogni costo, ma cominciare a rispettare il tuo corpo.
Cominciare a chiederti:
“come si sente il mio corpo oggi?”
“di cosa ha bisogno?”
“come posso prendermi cura del mio corpo?”
Nel tempo, questo può portarti a vedere il corpo non più come qualcosa da controllare o correggere, ma come una parte di te con cui entrare in relazione.
Potranno esserci giorni in cui il giudizio torna, o in cui fai fatica ad accettarti. Giorni in cui non ti vedi allo specchio o in cui ti senti a disagio. Tutto normale, fa parte del percorso.
L’obiettivo non è avere sempre un rapporto sereno con il corpo, ma costruire una relazione un po’ più gentile e più rispettosa.
Un passaggio di questo tipo può essere facilitato da unə professionistə ,che ti accompagni nei passaggi più sfidanti per te, fornendoti gli strumenti giusti o uno sguardo esterno.
È importante però trovare professionistə che abbiano un approccio non prescrittivo in ambito nutrizionale oppure che ti possano supportare in ambito psicologico .
Questo perché non è un passaggio immediato e semplice, soprattutto se arrivi da tanti anni di diete e schemi.
Avere qualcunə che ti aiuti con esercizi, pratiche, punti di vista diversi, osservazioni può essere di estrema importanza quando si inizia questo passaggio.
In alcuni casi è proprio necessario rivolgersi a una di queste figure di aiuto, ad esempio se soffri di abbuffate o hai un trascorso di disturbi alimentari. Può essere necessario rivolgersi ad una figura di aiuto anche se soffri di forte ansia o se il tema del controllo è molto molto forte.
Dopo anni di diete è normale sentirsi lontanə dai segnali del corpo.
Fare pace con il cibo non è un cambiamento improvviso ma un processo fatto di piccoli passi, da interiorizzare e portare nella tua quotidianità.
Ti richiede di abbandonare il giudizio, di allenare l’ascolto, di imparare a dare fiducia, di iniziare ad essere più flessibile.
Il rapporto con il cibo si può ricostruire. Non con altre regole, ma con ascolto, pratica e gentilezza.
E anche se all’inizio può sembrarti difficile o lontano, ogni piccolo passo in questa direzione è già parte del cambiamento.
Se senti che questo è un momento in cui vuoi iniziare davvero a prenderti cura del tuo rapporto con il cibo e con il corpo, sappi che possiamo farlo assieme.
Nel mio lavoro accompagno le persone proprio in questo percorso: ti offro uno spazio in cui puoi uscire dalla logica delle diete, ritrovare fiducia nel tuo corpo e costruire un modo di mangiare più libero, consapevole e sostenibile per te.
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Come ricostruire il rapporto con il cibo dopo anni di diete?
Ricostruire il rapporto con il cibo richiede un cambio di approccio: non si tratta di trovare nuove regole, ma di uscire dalla logica del controllo e tornare all’ascolto del corpo. È un percorso fatto di consapevolezza, gradualità e pratica, in cui si imparano di nuovo a riconoscere fame, sazietà, piacere e bisogni.
È normale pensare sempre al cibo dopo tante diete?
Sì, è molto comune. Quando il corpo e la mente sono stati a lungo in restrizione, il cibo può occupare molto spazio mentale. Non è mancanza di volontà, ma una risposta naturale del corpo alla restrizione.
Perché dopo una dieta mi sembra di perdere il controllo?
Quella sensazione spesso è una risposta alla restrizione. Quando togli regole rigide, il corpo può “recuperare” energia e libertà. È una fase che può spaventare, ma non è perdita di controllo: è un processo di riequilibrio.
Come smettere di sentirsi in colpa dopo aver mangiato?
Il senso di colpa legato al cibo non è innato, ma appreso. Per ridurlo è importante iniziare a mettere in discussione le regole rigide, usare un linguaggio più neutro e sviluppare maggiore consapevolezza. È un processo graduale, che richiede tempo e gentilezza.
Come distinguere fame fisica e fame emotiva?
La fame fisica nasce da un bisogno del corpo ed è percepibile a livello corporeo. La fame emotiva, invece, è legata a emozioni o stati interni. Tuttavia, dopo anni di restrizione, questi segnali possono essere confusi: imparare a distinguerli è parte del percorso.
È possibile tornare a fidarsi del proprio corpo?
Sì, ma non è immediato. La fiducia nel corpo si ricostruisce gradualmente, attraverso piccoli momenti di ascolto e scelte consapevoli. Più fai esperienza, più questa fiducia può rafforzarsi.
Fare pace con il cibo significa mangiare senza limiti?
No. Fare pace con il cibo significa uscire dalla rigidità e sviluppare un rapporto più flessibile e consapevole. Con il tempo, il corpo ritrova naturalmente un equilibrio tra bisogno, piacere e sazietà.
Quanto tempo ci vuole per migliorare il rapporto con il cibo?
Non esiste un tempo uguale per tuttə. Dipende dalla storia personale, dalle esperienze e dal supporto che si ha. È un percorso, non un risultato immediato.
Quando è utile chiedere aiuto a un professionista?
Può essere utile quando il rapporto con il cibo genera sofferenza, occupa molto spazio mentale o quando ci sono comportamenti come abbuffate, forte restrizione o senso di perdita di controllo. Un supporto può rendere il percorso più chiaro e sostenibile.
Mindful eating e intuitive eating sono la stessa cosa?
Sono approcci diversi ma complementari. Entrambi aiutano a uscire dalla mentalità della dieta e a costruire un rapporto più consapevole e rispettoso con il cibo e con il corpo, attraverso l’ascolto e la presenza.